Il risparmio energetico strategico e il ruolo di Pafile in Italia

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Il risparmio energetico strategico e il ruolo di Pafile in Italia

Il miglioramento dell’efficienza energetica dell’intero comparto edile costituisce un obiettivo fondamentale nella gestione del consumo delle risorse e per la riduzione dell’inquinamento atmosferico.


Tale azione punta a valorizzare e rafforzare la certificazione energetica degli edifici ed a concentrare gli sforzi sul lato della domanda di energia:
il principio ispiratore è “consumare meno” per ridurre la dipendenza energetica dell’Unione europea e recuperare un gap accumulatosi negli anni.

l’applicazione dei principi del risparmio energetico segue traiettorie diverse a seconda del contesto territoriale e delle condizioni climatiche.

Le principali implicazioni di un assetto così variegato possono ricondursi a tre aspetti fondamentali:

– l’impatto sulle imprese operanti nel settore delle costruzioni;

– il livello delle quotazioni di mercato delle abitazioni;

– la qualità dell’abitare.

Ciò comporta un rafforzamento della flessibilità organizzativa, tipica delle imprese edili, per adattare e plasmare le attività strategico-operative. È intento di Pafile proporsi come nuovo fornitore per i materiali e le finiture occorrenti e al tempo attivarsi con i progettisti in possesso delle competenze richieste in materia, e di fornire alle maestranze quella formazione legata ai vari ambiti in cui le imprese si troveranno ad operare.

Le costruzioni infatti sono un settore cost-driven, in cui le imprese, piuttosto che focalizzarsi su fattori strategici come la qualità, la sicurezza, l’ambiente, assumono le proprie decisioni sulla base del livello dei costi, pregiudicando così la possibilità di creare differenziazione per il cliente.

L’edilizia è inoltre un’industria incentrata sulla richiesta della gente: nonostante la crescente meccanizzazione di molte fasi produttive, le imprese restano fortemente legate alla manualità e a metodi ed operazioni labour intensive.

Vorremmo poter incidere su una cultura produttiva centrata sulla persona che blocca la possibilità di recepire ed introdurre innovazioni tecnologiche in quanto considera superiore l’apprendimento fondato sull’esperienza; del tutto assenti sono i rapporti con il mondo della ricerca pubblica: il dialogo con i ricercatori, problematico per diversità di linguaggio e di obiettivi, è reso ancora più improbabile dalla presenza di tecnologie ormai consolidate e dall’assenza di cultura innovativa.

Qui il ruolo di Pafile, piccolo volano di un diverso atteggiamento di crescita.