Hai capito il rapporto tra CAM e gli isolanti rispettosi dell’ambiente?

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Hai capito il rapporto tra CAM e gli isolanti rispettosi dell’ambiente?

Un elemento che potrebbe creare qualche problematica interpretativa all’interno del Decreto Rilancio è correlato all’utilizzo dei materiali isolanti che, secondo il disposto del comma 1.a) dell’art.119, devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11/10/2017.

Appare evidente che lo spirito della norma, in generale, sia quello di favorire l’impiego di tecnologie, componenti e materiali innovativi, ovviamente del tutto condivisibile, ma in tal senso dovrà essere molto ben chiarito e stabilito quali siano le documentazioni da acquisire, perché tra autodichiarazioni dei Costruttori, certificazioni, dichiarazioni di prestazione, ecc., spesso rilasciati da Enti esteri, non è sempre attualmente agevole comprenderne la regolarità rispetto alle norme italiane, e ciò potrebbe anche causare – a posteriori – spiacevoli situazioni di diniego delle agevolazioni.

Perché indicare la fibra di legno Thermo Dry nei tuoi progetti


I nostri prodotti a base legnosa e totalmente naturali costituiscono pertanto una risposta reale ed efficace alle istanze di base della norma e non lasciano spazio ad interpretazioni, ma contribuiscono ad un immediato soddisfacimento dei requisiti richiesti dal legislatore.
Thermo Dry è pertanto quanto di meglio possa fornire il panorama degli isolanti e con la sua tecnologia naturale si presenta come il migliore isolante termico per cappotti e tetti sul mercato.


Da ultimo ci preme sottolineare un aspetto determinante nella tematica dell’efficienza energetica degli edifici: l’attuale panorama normativo è vastissimo e troppo articolato, lo stesso Decreto Legislativo 19/08/2005, n. 192 (che è una delle norme fondamentali) è stato modificato ed aggiornato talmente tante volte da rendere praticamente irreperibile il suo testo coordinato. Come già più volte manifestato dal C.N.I., è sempre più impellente l’elaborazione di un “Testo Unico” in materia di energia, così come già avvenuto per l’ambiente e per la prevenzione incendi, anche limitando o abolendo le potestà legislative delle Regioni le cui disposizioni (non sempre giustificate dalla peculiarità territoriale) spesso si vanno a sovrapporre a quelle nazionali generando ovvie confusioni.


E accanto a questo aspetto è necessario che i complessi strumenti tecnico/ finanziari di incentivazione per l’efficientamento energetico pubblico e privato non si caratterizzino più per la propria instabilità strutturale, ma possano al contrario diventare duraturi e fornire ragionevoli certezze a garanzia della Committenza, degli investitori e degli operatori economici e professionali.

La diagnosi energetica dell’involucro e l’APE


La norma attuale ha purtroppo trascurato completamente lo strumento della Diagnosi Energetica introdotta dal Decreto legislativo 30/05/2008, n. 115 e dal Decreto Legislativo 04/07/2014, n. 102 (seppure non obbligatoria per gli edifici residenziali, se non in casi particolari), che a partire da un’analisi dei consumi di energia del sistema edificio-impianto (riscaldamento, raffrescamento, illuminazione…) determina sprechi e criticità ed individua gli interventi che consentono di aumentare l’efficienza energetica dell’edificio, stabilendo delle priorità di intervento per utilizzare al meglio le risorse economiche disponibili .


Un audit energetico, o diagnosi energetica, va considerato come il primo passo di qualunque iniziativa di efficientamento, trattandosi di una procedura sistematica mirata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici nonché a riferire in merito ai risultati conseguiti .
Ecco che allora, esaminando ed analizzando accuratamente caso per caso, l’obbiettivo del miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio potrebbe magari essere raggiunto con altri interventi in luogo dell’isolamento termico delle superfici opache nella misura di almeno il 25% della superficie disperdente lorda, e magari con costi inferiori e con migliori condizioni di fattibilità.

Il problema degli edifici storici e il miglioramento energetico


Basti notare che molti degli edifici dei centri storici delle nostre città male si prestino a tale isolamento per problematiche estetiche di facciata e/o di consistenza muraria, tali da rendere talvolta impossibile l’intervento stesso. Altro problema insito nelle nuove norme è correlato alle modalità di dimostrazione del miglioramento di almeno due classi energetiche: viene infatti richiesta la redazione di un attestato di prestazione energetica (A.P.E.) di cui all’articolo 6 del Decreto Legislativo 19/08/2005, n. 192, prima e dopo l’intervento rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata. Il richiamo a questo strumento desta non poche perplessità e probabilmente sarà oggetto di interpretazioni particolari che ne potrebbero snaturare l’impostazione originale: l’A.P.E. infatti viene normalmente redatto per ogni unità immobiliare e non per l’intero edificio a firma di un Tecnico “terzo” indipendente rispetto a Proprietà, Progettista e Direttore Lavori e, per sua natura e norma, deve essere depositato presso le Regioni.



Dubitiamo che sia questa l’intenzione del legislatore e allora ci si domanda perché non sia stato previsto l’utilizzo di un altro strumento analogo previsto dalla stessa norma: l’attestato di qualificazione energetica (A.Q.E.) di cui all’art. 2, comma l-ter, del citato Decreto Legislativo 192/2005. L’A.Q.E. è il documento redatto normalmente dal Direttore dei Lavori (e non necessariamente da un Tecnico “terzo”) per accertare e documentare la conformità delle opere realizzate rispetto al progetto, nel quale sono riportati i fabbisogni di energia primaria di calcolo, la classe di appartenenza dell’edificio, o dell’unità immobiliare, in relazione al sistema di certificazione energetica in vigore, ed i corrispondenti valori massimi ammissibili fissati dalla normativa in vigore per il caso specifico o, ove non siano fissati tali limiti, per un identico edificio di nuova costruzione. Ecco allora che con questo strumento si può ottenere proprio quanto richiesto dall’art. 119 della Legge 77/2020 (il miglioramento di due classi energetiche) senza alterare la logica del documento così come introdotto e definito nelle norme vigenti.